L’intitolazione del Liceo

L’intitolazione del Liceo

Di Giuseppe Conte – Preside dal 1990 al 1997 Fondatore Associazione Liceali Sempre (Primo presidente)

L’operazione era stata avviata qualche anno prima dal mio predecessore, la Preside prof. Nella Dodero, e il Collegio dei docenti – nella primavera del 1988 – aveva deliberato il proprio orientamento. Nella rosa dei nomi più votati per l’intitolazione del nostro Liceo: Ugo Foscolo e Leonardo da Vinci. Ma alla fi ne, nella conta dei voti, prevalse la scelta per Galileo Galilei. Gli atti erano stati trasmessi dalla Presidenza al superiore Ministero e la risposta con l’auspicato consenso da Roma ci pervenne sul fi nire del 1990, nel mese appena successivo al mio insediamento nella direzione della scuola.

Mi piace ricordare che la celebrazione dell’evento fu preparata con grande accuratezza ed ebbe luogo la sera del 15 febbraio, venerdì, del 1991, nel giorno genetliaco, a 427 anni dalla nascita di Galileo Galilei. Grande il concorso di pubblico, in un’aula magna stracolma di professori e studenti e personale della scuola e pubbliche autorità ed ospiti e professionisti ex allievi di questo liceo. Il tutto avveniva con una toccante ritualità e con un pizzico di coreografi ca organizzazione. Il professore Guglielmo Guarino, nostro docente di Disegno e Storia dell’arte e artista di apprezzato valore, era stato incaricato di onorare l’evento con la creazione di un’immagine su tela che sarebbe stata esposta in bella vista nell’atrio interno frontalmente all’ingresso della Scuola. Dove mi risulta che stia a tutt’oggi. Quella sera il quadro, temporaneamente coperto da un velario, venne mostrato al pubblico da un’alunna della 5° C sc., Silvia Valentini, che con gesto elegante lasciò cadere la piccola cortina di seta blu. La rivelazione dell’immagine fu accompagnata da un grande plauso dei presenti in sala: vi appariva Galilei in un momento della sua rifl essione. Accanto al leggìo, il cannocchiale e una larga fi nestra che si apriva al notturno con una piccola mappa del fi rmamento. I colori intensi e forti, anche all’osservatore di oggi, dicono il travaglio di un’intelligenza alla ricerca di sublimi verità, oltre i dati dell’astrofi sica, oltre il sensibile. Una fi gurazione interessante, considerata l’autorevolezza dell’immagine e la sua destinazione ai luoghi del sapere e dell’educazione del pensiero. Rovistando, oggi, tra mie vecchie carte trovo il breve tracciato di una memoria e, in particolare, la trascrizione di un mio breve intervento, con richiami informativi che di necessità accompagnarono lo svolgimento della serata.

Qualche rapido passaggio:

…Quello di Galileo Galilei fu tempo di crisi e di transizione, spesso assediato dal più sterile formalismo e dai rigori scarsamente costruttivi della precettistica; ma, insieme, fu epoca lievitata da un’incessante esigenza di ricerca e di spiegazione…

…Venivano declinando le luminose espressioni della Rinascenza, mentre si amplificava l’interesse ad una speculazione di principi più universali; si passava dal trionfo delle libertà individuali all’inquietante ricerca di leggi che spiegassero le infinite diversità…

…ci lusinga, inoltre, la problematicità della dottrina galileiana, costante oggetto di accettazione e di ripudio, di avversione e di credibilità. Ancora fino ai nostri tempi. Basti pensare alle insinuanti osservazioni del Popper che, negli anni cinquanta, dubitava dell’oggettività del metodo scientifico e di quello galileiano in particolare. È, poi, di questi giorni la ripubblicazione di un’opera di Arthur Koestler – I SONNAMBULI – apparsa a Londra nel 1959 e ora ripresentata in Italia dall’editrice Jaca Book, opera demolitrice dell’intera ricerca di Galileo Galilei. Ma anche questo è significativo: che il suo pensiero continua ad essere pietra di paragone, un punto di riferimento di inquieti intellettuali del nostro tempo…

… In un’epoca come la nostra in cui si attende al consolidamento di un’Europa politica, non è irrilevante osservare la collocazione del pensiero di Galileo accanto ai grandi maestri europei, da Copernico a Keplero…

…Perciò, il nome che noi diamo al nostro Liceo di Legnano si configura quale tributo doveroso, stimolo fecondo e altamente educativo per chiunque e, soprattutto, per i nostri ragazzi che si accostano alle nobili imprese del sapere…

L’iniziativa dell’intitolazione si accompagnò opportunamente all’idea di tramutarla in evento pubblico. Si avvertiva in quegli anni il bisogno di richiamare l’attenzione della città sulla qualità degli studi liceali.

Così, quasi in successione, si aprì una stagione di mutamenti e di innovazioni che – mentre rimanevano in linea con una prestigiosa tradizione educativa – annunciavano prospettive di insegnamento più al passo coi tempi e che si ritenevano largamente futuribili. Sulla spinta di un nuovo liceo, giustamente uscito dal suo inspiegabile anonimato, nei primi anni degli anni novanta – tra il 1991 e il 1995 – si realizzarono alcuni significativi ritocchi sulla struttura e sul suo ordinamento didattico e programmatico.

Ricorderò in rapida sintesi:

  • L’apertura nello Scientifico di un corso con al centro una specifica attività informatica e con l’insegnamento della Fisica fin dal primo anno del quinquennio;
  • Nel Classico, l’introduzione della Storia dell’arte nelle classi ginnasiali e la programmazione della lingua straniera fino alla maturità.
  • Un laboratorio linguistico (con 30 postazioni di ascolto); la messa a punto di una Gipsoteca per la didattica dell’arte; la realizzazione di un’aula informatica con l’acquisto di 40 computer e relativi banchetti individuali per 30 alunni.
  • Fu aggiornato e arricchito il patrimonio di materiali didattici, utili all’insegnamento della Fisica e della Chimica;
  • Riordinamento della Biblioteca, con l’aggiunta di un vasto patrimonio librario proveniente per donazione dalla famiglia del prof. Arnaldo Povoli, già preside di questo Liceo dal 1953 al 30 settembre del 1958;
  • Per dare spazio alle richieste di allievi che mostravano interesse per l’arte della drammaturgia e avvalendoci della competenza di esperti teatrali, nelle ore pomeridiane si svolsero libere attività di filodrammatica con esiti altamente lusinghieri;
  • Vennero incentivate le frequentazioni di spettacoli teatrali degni di attenzione e i viaggi di istruzione all’estero per scambi culturali;
  • Si pubblicarono 2 volumi per onorare due importanti ricorrenze (il 30° Anniversario di fondazione del Liceo Classico e i 50 anni di storia del Liceo scientifico);
  • Il 1994 fu l’anno delle celebrazioni per la ricorrenza del 50° anniversario di fondazione del Liceo Scientifico a Legnano, un anno durante il quale la nostra scuola si aprì alla città, con frequenti presenze di autorevoli personaggi della cultura (dalla filosofia alla medicina, dal giornalismo alla ricerca scientifica, ecc.);
  • Nasceva, nel 1994, con un proprio statuto l’associazione “Liceali Sempre” (denominazione scelta su suggerimento del dott. Libero Ranelli), con compiti di promozione della cultura e, al tempo stesso, di collaborazione con gli organi scolastici del Liceo di Legnano.

Tutto questo, per chi traccia questa brevissima nota, oggi è solo un piacevole ricordo. E – volendo essere in continuità di pensiero – per la presente circostanza del 75° anniversario, ripeterò quello che già scrissi al passaggio del 50°:

“Il Liceo non è propriamente un edificio e non è assolutamente un luogo. E’ piuttosto un tempo, una stagione della nostra vita: tempo di attese e di fantasie, tempo di scoperte, con qualche sofferenza per le prime sconfitte, ma anche con qualche giovanile trionfo, con gli incanti della giovinezza e con la voglia di nuovi cimenti”.

Ora, però, per chi come me si è abbondantemente inoltrato oltre la soglia di una ragionevole vecchiezza, il Liceo non è solamente una sterile memoria o, più banalmente, un compiacimento festaiolo.
È, invece, qualcosa che impegna la nostra coscienza. Molto concretamente ci auguriamo che questa scuola continui ad essere quello che di fatto pretende di essere: lo spazio ideale della buona crescita, la palestra del buon cittadino, dove sono a vivere i nostri figli o possibilmente anche i nostri nipoti, il luogo dove si ha voglia di portare – con la voce dell’esperienza – anche e soprattutto i motivi della speranza.