Lo sport è nel mio DNA

Lo sport è nel mio DNA

Di Remo Morelli – Medico Ginecologo Maturità 1956

Ho avuto la fortuna fin da bambino di poter fare sport, ovunque. Mio padre Ambrogio, grande ciclista degli anni ’30 (per la squadra Legnano, anche lui) con numerosi Giri d’Italia e Tour de France nelle gambe, mi ha cresciuto nello Sport, in mezzo a una famiglia popolata da fi or di campioni: Sante Gaiardoni, Fausto Coppi, Antonio Maspes, Gino Bartali, Enzo Bearzot, Mario Dagnoni, Duilio Loi, Savino Guglielmetti, Marino Vigna, Fiorenzo Magni e tanti altri, i quali messi tutti insieme hanno collezionato tante vittorie e medaglie da rendermi muto di fronte a tanta classe. Me li ricordo tutti sorridenti, rilassati, grandi Campioni ed Amici: ognuno conosceva bene la fatica del proprio sport, ma sapeva soprattutto riconoscere quella dell’avversario

Mio padre Ambrogio di chilometri in bici ne ha fatti parecchi nella sua carriera: circa 600.000, forse più. Ha ultimato 11 Giri d’Italia, 5 Tour de France, fi nendo il Tour al secondo posto assoluto nel 1935. Per di più pedalando spesso nella categoria “isolati”, cioè senza squadra. La mia carriera inizia nei primi anni 50: ero velocissimo nella corsa piana. Mi allenavo sul campo di Nerviano e nella Palestra del Liceo Scientifi co di Legnano (nella foto a lato indosso proprio la maglia del Liceo Scientifi co di Legnano, All’Arena di Milano) Al Liceo Galileo Galilei ho passato alcuni dei miei migliori momenti.

Al Liceo Galileo Galilei, grazie alla gioventù e di sicuro per merito dei tanti professori che mi hanno educato alla vita, ho passato alcuni dei miei migliori momenti. Molti amici, tante storie e un gran bel trampolino di lancio per noi: i vari studenti di allora sono tutti riusciti a condurre vita professionali differenti e di grande spessore. Ricordo un momento in particolare: durante l’ora di religione, stavamo seduti, con i miei compagni, in fondo alla classe, sui banchi e vicini alle fi nestre: la scusa uffi ciale era che dovevamo prendere aria. “Fa caldo” dicevamo al professore. La verità era ben diversa: sbirciavamo di sotto, dove si allenavano le ragazze, le ginnaste, in pantaloncini corti e noi ne potevamo ammirare le gambe parzialmente scoperte. Sono stato così rapito da queste immagini, che alla fi ne ho sposato una di loro, mia moglie Ileana, che frequentava Ragioneria al Dell’Acqua. Durante il Liceo, divenni Campione Italiano Junior dei 100 e 200m di atletica (nella Foto all’Arena di Milano); venni notato dal Calcio Legnano, giocandoci per alcuni anni e poi a Catania a soli 19 anni, nel ruolo di Ala sinistra.

Mi trovavo lontano da casa, ma al mio fi anco avevo tanti Sportivi, grandi Campioni. Per forza segnavo spesso: giocavo in una Squadra tosta: c’erano Calvanese e Szymaniak, rispettivamente Capitano della Nazionale Argentina e della Nazionale Tedesca! Ogni passaggio ricevuto da loro era una facile rete. Il mio soprannome era “La Freccia del Sud”: ancora oggi nei miei viaggi in Sicilia la gente mi riconosce, mi ferma, mi saluta. Ancora oggi, sempre al mio fi anco, sento la più autorevole voce: “Velocissimo, tirava solo di sinistro, ma quando partiva non lo fermavi più!” È orgoglioso il mio grande amico, compagno di Squadra e di stanza nel Catania del 1958, il difensore Bruno Pizzul: “Remo con i suoi scatti e inevitabili goal ha segnato la mia gavetta: dalla panchina mi divertivo a tormentare allenatori e compagni con le mie prime radiocronache.” Feci un bottino di circa 80 goal nel calcio degli anni ‘60, dalla Serie B alla Serie A tra Catania e Cagliari. A fine carriera, nel mio ruolo di numero 11 a Cagliari, arrivò per sostituirmi dal Legnano il favoloso Gigi Riva, che ospitai per tre mesi in casa mia, al Poetto.

Ricordo una sera di qualche anno fa, quando un gruppo di amici sportivi si riunirono a Nerviano per ricordare la scomparsa del grande Luciano Re Cecconi, che era di Nerviano, come me. In un attimo di quiete, sento una voce dal gruppo chiedere: “Qui, in sala c’è anche Remo Morelli? Dove sei?.. Posso abbracciarti??”: un attimo di silenzio. “Remo, da bambino eri il mio idolo, a Catania: al Cibali io ero uno dei raccattapalle, quello scuro di carnagione, quello nell’angolo del campo. Quando il pallone finiva fuori, io lo lanciavo sempre a te. E tu, mi sgridavi! Un buon attaccante non deve fare la rimessa, deve stare vicino alla porta!”. Chi parla è nientemeno che Pietro Anastasi, grande centravanti della Juventus e della Nazionale Italiana.

Un abbraccio tra uomini, grandi atleti, un vivo sorriso nel cuore. A fina carriera, da giocatore nel Parma in Serie B, grazie al calcio incontrai un professore di Anatomia, che mi riportò alla mia vecchia passione, la medicina e definitivamente agli studi. Così, senza rendermene conto, sono divenuto medico e poi specialista in Ostetricia e Ginecologia, Pediatria e Puericultura; a coronamento di una splendida vita professionale, ho mantenuto alcuni dei più bei rapporti con il Calcio, anzi con le famiglie dei calciatori. Grazie alla storica amicizia con il Dott. Gianni Monti, noto medico del Milan e mio compagno di studi, sono diventato il “Dottore che fa nascere i bambini ai calciatori” e che ha spesso seguito le simpatiche e vulcaniche mogli degli atleti: Pietro Virdis, Carlo Ancellotti, Andrea Massaro, Mauro Tassotti, Chicco Evani, Ray Wilkins, JP Papin, Franco Baresi, Sandro Mazzola, Karl Heinz Schnellinger; anche Paul Cayard, il famoso skipper del Moro di Venezia per la sfida di Coppa America, per citarne giusto alcuni.

A tutt’oggi la mia storia di Atleta (e di Padre) è alimentata da mio Figlio Stefano Ambrogio, anch’esso studente del Liceo scientifico Galileo Galilei di Legnano, poi velista per oltre vent’anni nella prestigiosa Classe FD, il Flying Dutchman. Stefano mi ha regalato otto titoli di Campione Italiano; una medaglia di Argento da ViceCampione del Mondo e due di Bronzo, in diciannove Campionati del Mondo disputati per la Nazionale Italiana. Sono passati tanti anni, oggi mio nipote Andrea è seduto sui banchi dello stesso nostro liceo, in Legnano, per seguire il nuovo indirizzo Linguistico. La Famiglia prosegue.