Di Ornella Ferrario – Insegnante, Vicepreside dal 1995 al 2018
Da studente…
Ero poco più di una bambina quando entrai, con orgoglio e ambizione, al Liceo di Legnano. La strada era tracciata da tempo: una brava studentessa, innamorata della scuola, con l’entusiasmo, le curiosità e le prime passioni, era indirizzata, da genitori e insegnanti, verso studi liceali, classici, nel mio caso, nonostante una particolare predisposizione per i misteri della scienza e del pensiero matematico.
Era il 1969 e, in provincia, un quattordicenne non percepiva l’aria della contestazione e il desiderio di emancipazione che già serpeggiavano nella vicina metropoli, elementi questi che tuttavia si rivelarono a poco a poco sotto vari aspetti, capaci di contagiare anche il nostro modo di essere: nell’esteriorità e nel pensiero.
Dai calzettoni indossati con la gonna al ginocchio, ai pantaloni, alle minigonne vertiginose, agli hot pants indossati sotto maxi gonne sbottonate, il passo fu breve. Squadrate da capo a piedi dai nostri insegnanti, esattamente come accade ora: adulti stupiti, perplessi, che non riescono ad apprezzare alcuni dettagli del look giovane che segna il nuovo millennio. La curiosità ci spingeva a partecipare alle prime assemblee studentesche organizzate da gruppi di studenti o ex studenti nella palestra di via Milano, facilmente raggiungibile dagli edifi ci che ospitavano le classi del liceo. Eravamo timidi spettatori, anche un po’ impauriti da toni e metodi, poco consapevoli dello scenario più ampio, testimoni però di un cambiamento che sarebbe entrato nella storia, come tappa di diritti riconosciuti, di emancipazione … Trascorsi gli anni liceali, sballottati da una sede all’altra, dal Centro Parrocchiale di via Montenevoso, alla ex Casa Salus di via Verri, al nuovo edifi cio di viale Gorizia, un invito speciale a noi del Classico, ma valido per un solo anno, illuminati dall’entusiasmo del sapere, del conoscere e del conoscersi, orgogliosi del privilegio di frequentare una scuola con la S maiuscola, il percorso obbligato fu quello universitario. Per me signifi cò passare dalle vecchie aule di via Verri, alle buie, anguste aule di via Saldini a Milano, sede storica della facoltà di Matematica.
Il confronto fu svantaggioso: avevo appena lasciato un mondo inclusivo, in cui si erano sviluppate e consolidate amicizie e amori che sarebbero durati nel tempo, in cui era facile coinvolgere ed essere coinvolti in attività formative o ricreative, ed entravo in un ambiente che risultò subito freddo, arido, in cui le relazioni apparivano frettolose e distaccate, quasi a confermare il luogo comune che defi nisce, anzi defi niva, i matematici. Ci volle del tempo per ambientarsi, per ritagliarsi spazi umani, per affermare un modo diverso di concepire gli studi astratti e per sviluppare forme di collaborazione e amicizia. La laurea fu un traguardo da vincitore, raggiunto dopo un altro traguardo di vita personale: il matrimonio … con l’amore liceale!
… a insegnante
Ero poco più di una bambina quando entrai, con orgoglio e ambizione, al Liceo di Legnano. La strada era tracciata da tempo: una brava studentessa, innamorata della scuola, con l’entusiasmo, le curiosità e le prime passioni, era indirizzata, da genitori e insegnanti, verso studi liceali, classici, nel mio caso, nonostante una particolare predisposizione per i misteri della scienza e del pensiero matematico.
Era il 1969 e, in provincia, un quattordicenne non percepiva l’aria della contestazione e il desiderio di emancipazione che già serpeggiavano nella vicina metropoli, elementi questi che tuttavia si rivelarono a poco a poco sotto vari aspetti, capaci di contagiare anche il nostro modo di essere: nell’esteriorità e nel pensiero.
Dai calzettoni indossati con la gonna al ginocchio, ai pantaloni, alle minigonne vertiginose, agli hot pants indossati sotto maxi gonne sbottonate, il passo fu breve. Squadrate da capo a piedi dai nostri insegnanti, esattamente come accade ora: adulti stupiti, perplessi, che non riescono ad apprezzare alcuni dettagli del look giovane che segna il nuovo millennio. La curiosità ci spingeva a partecipare alle prime assemblee studentesche organizzate da gruppi di studenti o ex studenti nella palestra di via Milano, facilmente raggiungibile dagli edifi ci che ospitavano le classi del liceo. Eravamo timidi spettatori, anche un po’ impauriti da toni e metodi, poco consapevoli dello scenario più ampio, testimoni però di un cambiamento che sarebbe entrato nella storia, come tappa di diritti riconosciuti, di emancipazione … Trascorsi gli anni liceali, sballottati da una sede all’altra, dal Centro Parrocchiale di via Montenevoso, alla ex Casa Salus di via Verri, al nuovo edifi cio di viale Gorizia, un invito speciale a noi del Classico, ma valido per un solo anno, illuminati dall’entusiasmo del sapere, del conoscere e del conoscersi, orgogliosi del privilegio di frequentare una scuola con la S maiuscola, il percorso obbligato fu quello universitario. Per me signifi cò passare dalle vecchie aule di via Verri, alle buie, anguste aule di via Saldini a Milano, sede storica della facoltà di Matematica.
Il confronto fu svantaggioso: avevo appena lasciato un mondo inclusivo, in cui si erano sviluppate e consolidate amicizie e amori che sarebbero durati nel tempo, in cui era facile coinvolgere ed essere coinvolti in attività formative o ricreative, ed entravo in un ambiente che risultò subito freddo, arido, in cui le relazioni apparivano frettolose e distaccate, quasi a confermare il luogo comune che defi nisce, anzi defi niva, i matematici. Ci volle del tempo per ambientarsi, per ritagliarsi spazi umani, per affermare un modo diverso di concepire gli studi astratti e per sviluppare forme di collaborazione e amicizia. La laurea fu un traguardo da vincitore, raggiunto dopo un altro traguardo di vita personale: il matrimonio … con l’amore liceale!
Giunse il momento di fare la scelta professionale prevalente: ero uscita da poco tempo dal Liceo e già sentivo il desiderio di ritornare. E rientrai molto presto, una paio d’anni da supplente, poi come docente di ruolo di matematica, con tanta passione, tanto impegno, con il desiderio di continuare ad imparare e di coltivare l’arte della didattica, con tanti colleghi, qualcuno mio insegnante pochi anni prima, che ritenevo punti di riferimento illuminanti.
Da sempre penso che il lavoro all’interno della scuola sia un vero privilegio, che si assapora giorno dopo giorno. Innanzitutto la scuola permette di vivere in un ambiente costantemente giovane, poiché sono i giovani i suoi principali protagonisti, che scandiscono l’attimo, rappresentando l’attualità del momento. La scuola è un incubatore di relazioni, complesse, biunivoche, tra docenti, tra docente e studente, tra docenti e famiglie, tra persone che a vario titolo collaborano all’interno della scuola, tra rappresentanti di mondi diversi che entrano in gioco per permettere alla scuola di interagire con un territorio allargato, da cui la scuola riceve collaborazione e a cui la scuola offre risorse umane per il futuro.
Inoltre la scuola è un costante stimolo culturale, che viene dal confronto con colleghi di alto profilo, e dall’esigenza di un continuo aggiornamento, non solo disciplinare o tecnico, ma anche attuale, pedagogico, educativo, per poter rispondere alle richieste di generazioni in continua evoluzione, per poter offrire le basi per una percorso formativo ideale. E, elemento non trascurabile, la scuola è fonte di grandi soddisfazioni, che derivano dalla consapevolezza di trasmettere conoscenza passioni emozioni, e di gratificazioni impagabili: la riconoscenza e l’affetto che i giovani sanno dimostrare.
In una scuola che cambia…
Negli anni il Liceo si è lentamente, direi quasi dolcemente, trasformato, mantenendo però ferma la sua identità di scuola fondata sulla tradizione, ma aperta alla ricerca didattica e pedagogica, si è plasmato adeguandosi alle richieste di una società in fermento, in continuo sviluppo, soggetta a repentini cambiamenti, che hanno determinato un aumento progressivo del numero degli iscritti, che ora sfiora le 1300 unità, e che altresì hanno affidato alla scuola tante deleghe progettuali, e, certamente, hanno richiesto un impulso tecnologico con conseguenze sulla didattica e sulle forme di comunicazione. Ho avuto l’onore di rivestire il ruolo di Vicepreside del Liceo dal 1995 al 2018. Ciò mi ha permesso di maturare un’esperienza più vasta, fatta di progettualità, organizzazione, relazioni con l’esterno, un lavoro svolto da un punto di osservazione a 360 gradi. Sono nate innovazioni e progetti importanti, che si sono protratti nel tempo, adattandosi alle esigenze di una popolazione studentesca ‘dinamica’. Il ‘Liceo Scientifico Statale con annessa Sezione di Ginnasio Liceo Classico’, al passo con nuovi impulsi didattici, ampliò la sua offerta formativa con l’introduzione di indirizzi sperimentali. Nel 1990 si avviarono i corsi di P.N.I., acronimo di Piano Nazionale Informatica, con l’intento di introdurre nell’attività curricolare l’informatica, non come disciplina a sé stante, ma come supporto allo studio delle discipline scientifiche, in particolare della matematica e della fisica, grazie all’utilizzo di linguaggi di programmazione, il Turbo Pascal, e di pacchetti applicativi via via più evoluti, quali Derive, Cabrì, Geogebra. Era l’ingresso ufficiale del PC nell’attività curricolare.
Nel 1995, ad integrazione del piano di studi del liceo scientifico, si introdusse, in alcune sezioni, lo studio di una seconda lingua straniera, francese, tedesco o spagnolo, oltre all’inglese, ormai divenuto una prima lingua straniera per tutti. Le sezioni di Liceo Scientifico PNI e Bilinguismo ebbero un seguito significativo, con risultati gratificanti per i docenti e per molti studenti e rimasero in vigore fino al 2010, anno della cosiddetta Riforma Gelmini, dal nome del Ministro che la varò, che volle riordinare il ciclo dell’istruzione superiore, scandendo i canali dell’Istruzione Liceale, Tecnica e Professionale con l’aggiunta della Formazione Professionale, uniformando sul territorio nazionale i piani di studio, mettendo fine a svariate forme sperimentali, ma centrando l’attenzione sulle caratteristiche di indirizzo. Il Liceo Scientifico fu caratterizzato da un piano di studi potenziato nell’area scientifica, il Liceo Classico conservò il taglio umanistico caratterizzante.
Dopo lunghe e laboriose trattative con gli enti preposti alla pianificazione degli indirizzi di studio nelle scuole, cioè Provincia di Milano e Regione Lombardia, il Liceo di Legnano ottenne e introdusse i nuovi corsi di Liceo Linguistico. Il territorio sostenne la richiesta formulata dalla scuola sulla base di un reale interesse manifestato da un libero comitato di famiglie: il Comune di Legnano e Confindustria Altomilanese condivisero l’esigenza di proporre in città un nuovo indirizzo liceale, improntato sullo studio di tre lingue straniere, per far fronte alle esigenze comunicative che uno scenario sempre più proiettato culturalmente ed economicamente verso orizzonti internazionali reclamava. Contestualmente il Collegio Docenti ed il Consiglio di Istituto deliberarono di ampliare ulteriormente l’area scientifica in una delle numerose sezioni di Liceo scientifico: la sezione A venne denominata ‘Liceo Scientifico Più Scientifico’. Essa offre spunti e tempi, agli studenti particolarmente interessati al contesto scientifico, per maggiori approfondimenti e applicazioni anche laboratoriali.
…che valorizza il merito
Numerosi studenti hanno ottenuto risultati importanti sia in termini di valutazioni scolastiche, sia in termini di riconoscimenti in competizioni nazionali di settore, quali le Olimpiadi di Matematica e le Olimpiadi di Fisica: il merito riconosciuto, valorizzato e premiato a vari livelli, ma in primis all’interno della scuola, orgogliosa dei successi dei propri studenti.
…che risponde alle nuove aspettative
Per il Liceo Classico il Collegio Docenti propose un’integrazione al piano di studi, inserendo lo studio della Storia dell’Arte non solo nel triennio, come da curricolo ministeriale, ma anche nel biennio, ritenendo utile un percorso parallelo allo studio della Storia, con una progettazione didattica che potesse meglio valorizzare la ricchezza artistica del mondo occidentale.
Purtroppo, per questioni puramente tecniche, il progetto dovette essere abbandonato dopo un solo biennio. Dal 2010 al 2017 il Liceo si attestò su 11 sezioni, 55 classi, una sezione di Liceo Scientifico Più, almeno 5 sezioni di Liceo Scientifico, due o tre sezioni di Liceo Linguistico, una o due sezioni di Liceo Classico. L’anno scolastico 2017-2018 prese il via con due novità: una sezione di Liceo Scientifico Sportivo ed una di Liceo Classico indirizzo Comunicazione. L’obiettivo costante di coniugare l’esigenza di mantenere le solide radici del modello liceale e la necessità di innovare, mi indusse a proporre al Collegio dei Docenti e al Consiglio di Istituto due progetti: il primo volto a garantire un percorso di studi di tipo scientifico, con un accento particolare sul settore sportivo, in linea con una sempre più diffusa pratica sportiva da parte dei giovani, supportata dalla convinzione e dall’evidenza scientifica che il benessere psicofisico si conquista e si mantiene grazie all’allenamento della mente e del corpo, ‘mens sana in corpore sano’; il secondo scaturì dall’esigenza di valorizzare il Liceo Classico con una proposta didattica attrattiva, capace di coniugare i valori fondamentali della cultura umanistica con le richieste di una società ricca di linguaggi, messaggi da decodificare e interpretare, in cui le esigenze comunicative caratterizzano qualsiasi settore professionale.
…che si allarga
Nel frattempo l’edificio di viale Gorizia 16, che dal … ospitava tutte le classi della scuola, richiedeva un ampliamento, che si realizzò con l’aggiunta di un nuovo piano, che ha variato lo skyline dell’edificio con la caratteristica forma curvilinea, presto battezzata come ‘Onda’, inaugurata il 20 aprile del 2009 alla presenza di esponenti delle istituzioni locali, di tanti rappresentanti della scuola e di affezionati ex studenti, e di una tensostruttura per nuovi spazi dedicati allo sport.
Seguì un evento inaugurale dedicato ai maturandi, che proposi ed organizzai, in collaborazione con l’Associazione Liceali Sempre, per riconoscere simbolicamente il vero destinatario dell’edificio così rinnovato: lo studente. Nacque così il primo PROM, come subito gli studenti lo battezzarono, fortemente sentito dai maturandi, come evento simbolo di aggregazione e di appartenenza, una sorta di ‘promenade’ che conduce all’agognato diploma di maturità.
La tradizione del Prom, iniziata allora, si ripete anno dopo anno, con ispirazioni e atmosfere sempre originali, e vede impegnati gli studenti del quarto anno nell’organizzazione, quasi a guadagnarsi il proprio ‘momento di gloria’ nell’anno successivo.
In occasione di questo 75° anniversario del Liceo, il Prom 2018 ha rappresentato l’apertura ufficiale delle celebrazioni ed è stata l’occasione per riunire generazioni diverse; studenti maturandi ed ex studenti, uniti da una radice formativa comune e dal senso di appartenenza ancora vivo, in una location particolarmente suggestiva, gentilmente concessa dall’Amministrazione comunale: il Castello Visconteo.
…non solo nuovi indirizzi
Non posso non citare le prime esperienze di approccio al mondo del volontariato. Il progetto ‘Scuola e Volontariato’ nacque in un periodo in cui avvertii in alcuni studenti segnali di fragilità ricorrenti, che si manifestarono in forme anche preoccupanti, che mi fecero percepire solitudini taciute, sensazioni di inadeguatezza, difficoltà di relazione che talvolta sfioravano patologie psicologiche o psichiatriche a me fino ad allora sconosciute. Si avvicinava l’estate e la lunga vacanza avrebbe potuto essere, per qualcuno, anziché il vuoto, un’occasione per conoscere il formidabile tessuto sociale che il volontariato rappresenta, per offrire il proprio tempo agli altri, per ridimensionare le proprie debolezze alla luce di quelle di altri, per ricevere in cambio la gratificazione che deriva dal dare. Proposi l’idea e la risposta fu immediata: aderirono molti studenti disposti a dedicare tre settimane delle loro vacanze estive ad associazioni di volontariato, con le quali si instaurò un rapporto collaborativo duraturo nel tempo.
Gran parte del successo fu merito della persona a cui, in primis, rivelai l’idea, che la condivise, quasi per istinto, e la sostenne sempre, dedicando ad essa tempo, energie ma soprattutto convinzione e sentimento. Una persona speciale, la professoressa Carla Agrati, ‘una delle perle più preziose del Liceo’, come la definii quando scomparve prematuramente e tragicamente. Merita un cenno particolare, tra le mille esperienze ricche di significato, l’ospitalità offerta, dalla scuola e dalle famiglie di alcuni studenti, ad una classe del Liceo Bafile dell’Aquila, all’inizio dell’anno scolastico successivo al terremoto del 2009. Per quegli studenti, duramente colpiti, l’anno scolastico iniziò a Legnano, con lezioni e attività appositamente concertate e tanti spontanei segni di sincera generosità. E non fu solo il volontariato ad occupare parte delle estati dei giovani liceali: anticipando i tempi che portarono nel 2015 all’obbligatorietà delle esperienze di alternanza scuola lavoro, si offrì sin dai primi anni 2000 la possibilità di effettuare stage in settori professionali, aziende pubbliche e private o studi professionali. Un’occasione per osservare, conoscere, fare e catturare spunti orientativi per il futuro. Scenari in continua espansione, il desiderio di raggiungere orizzonti sempre più lontani, l’esigenza di confronto tra giovani geograficamente lontani, occasioni di incontro favorite da un intreccio di relazioni sempre più ricco, diedero il via a progetti di scambi internazionali, inizialmente con gemellaggi con scuole europee, poi con scuole di altri continenti, in particolare, da almeno un decennio, con il Sacred Heart e il St. Joseph College di Geelong, Australia, e con l’Instituto Dante Alighieri di Villa Carlos Paz, Argentina.
Opportunità preziose per gli studenti e per la scuola: uno scambio è un arricchimento interculturale favorito dal contatto diretto con un diverso stile culturale e sociale, rappresenta una significativa occasione per avvicinare e generare legami, dà un valore aggiunto rispetto al semplice viaggio di istruzione, poiché permette agli studenti di conoscere un paese straniero non solo come osservatori, ma attraverso la conoscenza delle persone che lo animano e la condivisione di momenti di vita in famiglia. Numerosi progetti proposti e occasioni offerte agli studenti per appagare o stuzzicare le loro curiosità, per offrire stimoli, suscitare motivazioni e magari accendere sogni, scaturiscono dalla ferma consapevolezza della centralità dello studente, che sta plasmando la sua personalità, ricercando modelli, non per diventare la copia di qualcuno, ma per restare fedele alla sua essenza, arricchendola. Fatica, impegno, gratificazione sono parole chiave nel processo in cui ciascuno può e deve riuscire a svelare la meravigliosa persona che è, che con passione e ragione può affacciarsi al futuro e diventare protagonista del suo tempo, mettendo in gioco le migliori risorse, con la responsabilità individuale di ottenere il meglio, non solo per se stessi, ma anche per una società che reclama valori, progetti, senso civico, bene comune.




